La partida dal mèzzdi / la partita di mezzogiorno

Sapete certamente che noi campagnoli, a mezzogiorno in punto, quando il campanile suonava le dodici, mettevamo i piedi sotto il tavolo e pranzavamo. Subito dopo, noi ragazzi andavamo di corsa nel campo sportivo, dove ci s’incontrava in gran numero. Velocemente formavamo le squadre, col sistema del pari e dispari.

Mettevamo i vestiti a terra, a segnare i pali delle due porte, quindi iniziavamo lunghe e interminabili partite che duravano fino a sera. Ricordo che i ragazzi dell’Abissinia giocavano scalzi per risparmiare le scarpe, che allora erano un patrimonio veramente prezioso. Nonostante fossero scalzi, Staci e Bafi, calciavano il pallone di punta. Il vecchio pallone di cuoio conteneva una camera d’aria che, introdotta attraverso un apposito taglio nella superficie sferica, veniva gonfiata e chiusa da una stringa di cuoio. Quella stringa costituiva la parte più pericolosa della mitica sfera: quando il campo era bagnato, la stringa si impregnava d’acqua e colpirla con la fronte … faceva un male boia.

Certe partite si chiudevano con dei risultati strabilianti:  25 a 16. A volte, si raggiungevano anche punteggi superiori. Più giocavamo e più avremmo voluto continuare!

Però, che meraviglia! Quanto ci si divertiva! Si rincasava sempre di malavoglia.

La sera dormivamo sonni profondi: eravamo stremati.

[Informazione di Giorgio Bianchi, per sua gentile concessione da G. Bianchi, Il Libro dei Ricordi, F.lli Corradini Editori]

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