Enzo Masetti

“Fecondissimo autore di musica per film (Primo premio al Festival cinematografico di Venezia 1941, oltre sessanta colonne sonore) e teorico (La musica per film, Roma 1950; docente di musica cinematografica a Santa Cecilia dal 1942 al 1960) Enzo Manzetti nacque a Bologna da famiglia originaria di Mirabello. Al Conservatorio bolognese studiò composizione con Franco Alfano. Benché in prevalenza incentrata sulla musica per immagini, la sua attività compositiva toccò tutti i generi, da quello cameristico a quello orchestrale e al teatro musicale (tre opere, la più nota delle quali è La fola delle tre ochette del 1928 e sei composizioni orchestrali di vario genmere scritte tra il 1928 e il 1947), con esiti tali da qualificarlo come personalità di assoluto rilievo della musica italiana tra le due guerre.”

Così presentava Dario Favretti il Maestro Masetti nel 1993, quando in due serate, venerdì e sabato 3-4 dicembre 1993, si tenne nella Sala Boldini a Ferrara l’Omaggio a Enzo Masetti, nel centenario della nascita, organizzato dalle Provincie e Comuni di Bologna e Ferrara, dal Comune di Mirabello e vari enti musicali. La prima era dedicata a la musica da film (Quando il Po è dolce di Renzo Renzi e Piccolo mondo antico di Mario Soldati); la seconda alla musica vocale e strumentale. In questa seconda, oltre a musiche cameristiche strumentali, venivano presentati otto dei quattordi Canti popolari emiliani. “Masetti li scrisse tra il 1926 e il 1930 nell’ambito della riscoperta della tradizione italica propria del periodo. Essi sono da annoverare nell’ambito della rielaborazione d’arte, come emrge dalle stesse parole dell’autore. nella prefazione alla prima edizione del volume edito da Ricordi:

Ho raccolto questi canti della mia terra, ancor più che per diletto artistico, per vera e propria necessità spirituale … mi sono abbandonato per un eccesso, forse d’amore, al dolce tormento di creare attorno a questa bellezza qualcosa di mio, che in un certo senso l’integrasse ….

Parole che attestano il forte legame affettivo tra l’opera di Masetti e la propria terra di origine, riaffermato anche dalla sua volontà di essere sepolto in una fossa comune del cimitero di Mirabello.”

I Canti popolari emiliani sono dedicati 

A Mirabello
Terra benedetta degli Avi
Terra benedetta della mia fanciullezza

e sette delle quattordici canzoni furono raccolte a Mirabello

Esterina alla lucanda
Col ciriciricì, col trollerillerà
Con gli occhi bianchi e neri
La Boara
La figlia disonorata
La pastorella
La Rumagnòla

mentre altre due in zone limitrofe dell’Alto Ferrarese (Cento e Bondeno)

Alla mattina mi alzo alle nove
Il mio piccio

“La terra ferrarese, con i suoi nascosti fermenti, trasmessi da generazioni, è percorsa ancora, per chi sa afferrarli, da motivi di natura musicale, trasformatisi in nebbia di colori, di aria di abbandonata malinconia. Così nascevano i canti popolari, simili a movenze del cuore. Enzo Masetti, poeta dei suoni, li conosceva così come il suo orecchio li aveva colti, insieme al respiro della campagna di Ferrara. Volle fermarli, trascriverne le note parole, le sparse melodie, ricomporne la forma.” (1)

Vale la pena di soffermarsi su quanto Masetti annota  per quello che chiama La Boara, non solo per l’interesse intrinseco della testimonianza, ma anche per quanto rivela sull’animo e la cura con cui Masetti effettuò la raccolta.
Lo udii per la prima volta nelle vastissime praterie situate tra il castello di Poggio Renatico e il villaggio di Madonna dei Boschi. Nel cielo erano i segni precursori dell’alba e già il boaro, cantando, traeva i buoi dalla stalla per l’abbeverata. Fui tanto colpito e commosso dalla bellezza della melodia che non ebbi nemmeno la presenza di spirito di prenderne nota. Non vi fu verso di convincere il boaro, un uomo assai rustico, a volermi ripetere la “stornella”, che avevo udito di sorpresa. Dovetti giocare d’astuzia ed attendere qualche giorno. Finalmente, standomi celato, potei riudire un mattino la Boara e fissarla sulla carta.
Purtuttavia, osservando poi quello strano alternarsi di maggiore e minore e quell’andamento insolito ai canti della nostra regione, mi rimase per molto tempo il dubbio che la mia notazione fosse imperfetta. Senonchè ritornando, dopo qualche tempo, negli stessi luoghi, e precisamente in una località detta “la torre dell’Uccellino”, potei riudire, da un altro boaro, la stessa melodia e constatare che corrispondeva esattamente alla mia notazione.
Mi sembra opportuno far presente che la “Boara” da me raccolta adatta alla melodia il testo poetico d’una nota “stornella” emiliana. Da notarsi che la “Boara” tipica emiliana è diversissima melodicamente da questa e la si canta su un’aria di canzone a ballo. Io insisto a chiamare “Boara” la melodia che presento perché, nella zona in cui l’ho raccolta, è questo il suo nome; non solo, ma i boari cantano soltanto questa ed ignorano completamente l’altra. Si direbbe che questa piccola zona sia una terra staccata dal resto del mondo nella quale si conservino gelosamente delle antichissime tradizioni.
Considerando questi fatti e considerando anche che questa melodia presa a sè (ossia senza parole) non ha affatto il carattere di “stornella”, ma piuttosto di un canto contemplativo che ricorda i motivi circolari dei pellegrini e dei mendicanti; considerando la sua struttura melodica e ritmica e il sistema modale diversi da tutte le canzoni del gruppo lombardo-veneto-emiliano, non posso che fare un’ipotesi: che sia una canzone importata dall’Oriente attraverso il vicino Veneto che, come si sa, ebbe per molti secoli strettissimi contatti con i paesi orientali.

E’ difficile oggi farsi un’idea del successo che all’epoca questi canti riscossero. Può aiutare sapere che il Coro della Scala le inserì, assieme a pezzi di Benedetto Marcello e Monteverdi nel programma di un concerto che nel 1929  tenne in varie città d’Italia.

Per questo, il Museo di Mirabello ha ritenuto importante rintracciarne i testi e gli spartiti per presentarle in queste pagine. Li troverete cliccando sui titoli della canzoni riportati più sopra.

1929 024

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Per una biografia dettagliata di Enzo Masetti si veda Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani L’Enclipedia Italiana.

(1) Raimondi G., I canti popolari emiliani in note di commento al  Concerto di Musiche di Enzo Masetti, tenuto alla Sala Bossi a Ferrara  l’11 febbraio 1962, per le celebrazioni indette per il centenario della nascita di Masetti.

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