La madunìna / La madonnina

Ci si divideva in due squadre per giocare alla madunìna. Un ragazzo si appoggiava con la schiena contro un albero e teneva le braccia distese davanti al corpo. Con le dita intrecciate saldamente a coppa, sorreggeva la testa di un primo compagno di squadra, che era piegato ad angolo retto, in avanti, con le gambe un po’ aperte, per consentire a un altro compagno di infilarvi la testa e tenersi saldamente alle cosce del compagno. E così per gli altri giocatori.

L’altra squadra, in fila indiana, prendeva la rincorsa e, uno dopo l’altro, i ragazzi saltavano tutti sulla schiena degli avversari. Al termine, quando tutti erano seduti, si contava sino a trenta e, se i ragazzi che avevano in groppa gli altri giocatori erano riusciti a resistere, senza cedere con le gambe, tutto il tempo del conteggio, erano considerati vincitori. Si invertivano allora i ruoli.

Pensate che cosa succedeva quando a saltare sulla schiena degli avversari c’era un ragazzo fisicamente piuttosto rubusto!

Tra i giochi che facevamo era certamente il più faticoso e pericoloso.

[Informazione di Giorgio Bianchi, per sua gentile concessione da G. Bianchi, Il Libro dei Ricordi, F.lli Corradini Editori]

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