Le sezioni

Il Museo si articola in quattro sezioni: il Territorio, l’Uomo, i suoi Strumenti e Tradizioni. Le prime due descrivono la storia, le ultime due la cultura di quella piccola porzione di mondo, compreso tra il Panaro, Ferrara e Poggio Renatico, al cui centro si trova Mirabello: a prima vista un nulla, ma quale ricchezza e complessità si rivela se  ci soffermiamo a guardarla con curiosità.

Le prime due sezioni sono una riedizione della mostra Mirabello: il territorio e l’uomo e per questo sono dedicate a Franco Rinaldi. La terza è dedicata a Amedeo Gilli, a cui dobbiamo la raccolta e il restauro della maggior parte dei pezzi esposti.

Targa di dedica a Franco Rinaldi

Nella sezione il Territorio

Il territorio
Sin dai tempi più remoti, il territorio anzidetto fu condizionato e trasformato dal disordinato divagare delle acque che scendevano dalle Alpi e dall’Appennino. Queste, sommergendo le terre durante le piene, lasciandole riemergere durante le magre, ne provocarono ora l’impaludamento, ora l’innalzamento, con il deposito di detriti e torbide. In epoca romana la regimazione dei fiumi ne bonificò ampie plaghe in cui fiorirono centri abitati. Con la caduta dell’impero e il conseguente abbandono della bonifica, la zona tornò ad essere una successione di paludi, valli e cordoli sabbiosi delimitanti i pigri corsi dei fiumi, che, piena dopo piena, vagavano per il territorio; il territorio ritornò cioé alla sua condizione originaria. Con il rifiorire della civiltà, riprese la lotta dell’uomo contro le acque: le paludi vennero bonificate e i fiumi stretti tra argini, per proteggere le terre faticosamente recuperate dalle loro piene. Dati i mezzi allora disponibili, raggiungere questo scopo non fu facile e lunghi secoli trascorsero prima che il progetto agognato fosse realizzato.  La lotta fu lunga e tenaci gli avversari, il Reno in particolare.
In dieci grandi pannelli, con l’ausilio di mappe e documenti, la sezione riscostruisce questa lunga vicenda, fornendo al contempo un quadro delle strade, delle vie di navigazione, delle torri e dei cippi che furono posti dagli Stati per affermare la loro sovranità sul territorio e per poter riconoscere i rispettivi confini dopo le frequenti esondazioni.

Uno scorcio della sezione l’Uomo

L’uomo
Sino al secolo XIII, tra boschi, canneti e acque stagnanti, solo poche capanne e qualche casupola si stagliavano sulla desolata linea dell’orizzonte di quello che diverrà il territorio di S. Agostino di Sotto (oggi Mirabello); ma allora del paese non c’era ancora traccia alcuna. Per secoli, riferendosi a quelle terre, si parlò solo di valli e di boschi. Quando però, con il procedere delle regimazioni e della bonifica, le acque si ritirarono, gli abitanti delle borgate vicine incominciarono a interessarsi a esse.

La sezione descrive lo stato dei primi abitatori e il progressivo insediarsi delle famiglie dell’aristocrazia urbana che diedero vita a grandi proprietà. Tra queste un’attenzione particolare è dedicata all’Impresa e al suo proprietario, il Cardinale Aldrovandi, a cui dobbiamo l’allontanamento del Reno e la colmata delle limitrofe paludi, pur se conseguì lo scopo con metodi a dir poco  discutibili. La sezione si chiude con un insieme di immagini di lavoro e di volti che ricordano tutti coloro che qui hanno vissuto e lavorato nel corso dei secoli.

Un angolo della sezione Strumenti

Gli strumenti
La trasformazione che il territorio e l’ambiente di Mirabello hanno subito attraverso i secoli è il frutto di una lotta plurisecolare contro una natura ostile, condotta da generazioni di lavoratori. Essi supplirono alla inadeguatezza degli attrezzi di cui disponevano e alle difficoltà della vita con la loro genialità  e con la fatica delle loro schiene e delle loro braccia.  Grazie all’intuito riuscirono, col tempo, a rendere quegli attrezzi sempre più  efficienti.
In sette grandi sale è presenta una raccolta ragionata di mezzi di trasporto, strumenti, attrezzi e oggetti della vita domestica e del lavoro dei campi, che forniscono un quadro della civiltà contadina nella prima metà del secolo scorso: una civiltà la cui memoria non deve andare dispersa, perché fu una  civiltà di cui essere orgogliosi.

La tradizione
La cultura di una civiltà non è costituita solo di cose materiali ma anche di conoscenze, credenze, canti e tradizioni che si esprimono in una lingua. E’ su questa parte della coltura contadina, forse ancor di più che su quella materiale, che sta per calare il buio. Prima che ciò accada vorremmo registrane i pochi frammenti che ancora sopravvivono nella memoria di alcuni,  per conservarne e tramandarne il ricordo.  Per questo abbiamo creato questo sito sottoforma di blog, così che tutti possano contribuire alla sua realizzazione. Esso costituisce la quarta sezione del museo: una sezione priva di sale, perché le parole non necessitano di sale per essere presentate, ma di pagine. E le pagine ad essa dedicate sono organizzate in gruppi:

  • i nomi delle cose: di oggetti e delle loro parti  nella loro lingua originale (il dialèt) e, quando opportuno e possibile, la descrizione della loro funzione;
  • i racconti di stalla: leggende e luoghi misteriosi, favole e fiabe, filastrocche e scioglilingua;
  • i canti: d’amore, del maggio, di lavoro, di lotta, rituali e ninna-nanne;
  • i saperi: cultura e tradizioni, erbe e salute, giochi e passatempi;
  • le persone di cui non vogliamo perdere il ricordo;
  • i ricordi
  • le immagini: di lavorazioni, di eventi, di vita.

Racconti, canti e ricordi sono spesso racchiusi in filmati che sono raccolti in un canale di Youtube, ma sono anche direttamente accessibili da queste pagine.

Questa sezione è ancora in fasce. Come tutti i neonati, dobbiamo augurarci che essa cresca e si sviluppi, contribuendo a crearne le condizioni: la memoria è infatti un fatto sociale, nessuno la possiede integralmente ma ognuno ne ha un frammento. Raccogliendoli assieme, con pazienza, potremo piano piano ricostruirne l’immagine.

Infine il Palazzo (Sessa) Aldrovandi, sede del Museo: esso stesso è un prodotto della storia di questo territorio:  non è quindi il suo mero contenitore, ma  uno, e non l’ultimo, degli oggetti in mostra.

Uno scorcio della facciata di Palazzo Sessa-Aldrovandi

La cucina del Cardinale Aldrovandi

Se volete farvi un idea della distribuzione delle sale di esposizione guardate questa mappa.
In alternativa a una visita guidata potete utilizzare l’audioguida, che può anche essere scaricata prima della visita sul vostro smartphone o lettore mp3. Per chi volesse approfondire è poi disponibile un catalogo degli oggetti esposti.

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Tutti i testi e le foto di questa pagina sono distribuiti sotto licenza  Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
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