Il calzolaio e il padrone

            Conosci la storia di quel calzolaio con quel padrone? No? Adesso te la racconto, stai ‘mo [‘adesso, qui ed ora’, rafforzativo molto usato nel dialetto] a sentire.

            Allora, c’era un calzolaio che andava in giro ad aggiustare le scarpe col suo banchetto a casa dei contadini. Allora girando da una corte all’altra, capitò anche a casa del padrone della tenuta e domandò se c’era da aggiustare delle scarpine (scarpe da bambini), e anche il padrone aveva delle scarpe da fare aggiustare, dei suoi bambini o della gente che lavorava nella tenuta; allora il calzolaio domandò di poter stare lì a dormire e così andò a dormire nello stanziolo (posta di servizio delle stalle, per il foraggiamento delle mucche) e il giorno dopo si mise a lavorare.

            Allora il padrone, nel suo ufficio, guardava questo calzolaio che lavorava, a sedere sul suo seggiolino, con la sua roba nel banchetto. E questo calzolaio, tutto il giorno, cantava, cantava, era contento, fischiava mentre lavorava. E il padrone, invece, serrato (chiuso) nel suo ufficio, a fare tutti i suoi conti, era tutto preoccupato, era sempre serio (scuro il viso), e allora si mise dei pensieri.

            Diceva: <<Beh, com’è possibile? Quel calzolaio là è un poveretto che la sera non sa neanche, il giorno dopo, dove andrà a mangiare e io, che sono padrone di una tenuta, sono qui, chiuso nel mio ufficio, con tutti questi pensieri e queste preoccupazioni. Adesso gli voglio fare uno scherzo, voglio proprio vedere… >>.

            Allora, la sera dopo, quando il calzolaio tornò a dormire nello stanziolo, nella stalla, il padrone gli nascose, nella cassetta del suo tavolino, gli nascose un buono da mille, mille lire. E poi andò a letto.

            Il giorno dopo, quando si levò (cioè si alzò da letto), si mise alla finestra per vedere, il calzolaio, cosa avrebbe fatto.

            E infatti il calzolaio si levò, si mise pronto per lavorare sul suo banchetto, e quando ha aperto il suo banchetto, quando ha aperto il cassetto, ha trovato il buono da mille.

<<Dio bello! [esclamazione di sorpresa, senza intenzione blasfema, volta a manifestare improvviso e sincero stupore] Beh, mo’ cosa è capitato, cos’è questa fola, cos’è questa storia? Ma cosa sono questi soldi, non sono mica miei…>>

Prende in mano i soldi e dice: <<Beh…miei no n sono di sicuro, se qualcuno li trova dirà che li ho rubati, ma io non li ho mica rubati, e dopo come faccio a farmi credere?>> Allora attaccò a lavorare, ma era tutto pensieroso; non cantava più, non fischiava più… aveva dei pensieri.

            Il padrone, da stare alla finestra, vide, e diceva: <<Beh mo’ com’è possibile, gli ho regalato un buono da mille, ha trovato un buono da mille, dovrebbe fare i salti dalla contentezza invece è là che sembra che l’abbiano bastonato! Non capisco mica…>>. E anche il padrone non trovò più la risposta.

            Arrivata la sera, il calzolaio aveva finito i suoi lavori, lì nella tenuta, arrivò nell’ufficio del padrone e disse: <<Signor padrone, stia mo’ a sentire: io, stamattina, nel mio cassetto, ho trovato questo buono da mille qui (rafforzativo, cioè: proprio questo). Mio non è di sicuro, e non l’ho rubato. Io adesso ve lo do. Teneteveli ‘mo voi, i vostri soldi, che io dei pensieri non ne voglio avere!>>

            E tornò a lavorare, cantando, e contento.

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