La Palpastria

            Quando ero piccolino, capitava che mio nonno Federico mi raccontasse di quando era bimbo lui e, una volta, siccome non c’era la televisione e tutte i lavorieri [=diavolerie: lavoriero è il manufatto/trappola per la cattura delle anguille in valle] che ci sono oggi, ai ragazzini, ai bambini si raccontavano fole oppure…  capitava che si facesse loro paura con una fola… Noi oggi diremmo che “c’erano i fantasmi” ma una volta non li chiamavano fantasmi; dicevano che c’era la Palpastria  [altrove nota come Palpastrega]. Che poi, non era altro che qualcuno con un lenzuolo sul capo, ma quando c’era la nebbia, c’era buio, e magari non c’era la luce in casa, tutto poteva fare paura, e tutto era utile per ridere, per scherzare e stare in compagnia.

            E allora state ‘mo a sentire, dopo essersi maritato, lo scherzo che mio nonno fece proprio a sua moglie, mia nonna Rina.

            Si erano sposati da poco, e lei era ancora una ragazza giovane, aveva 18 anni, e mio nonno ne aveva già 25. Allora cosa capitò: una volta si faceva il giro a serrare le finestre alla sera, e non c’erano mica le tapparelle come oggi e le finestre avevano gli scuri, c’era la finestra fuori, di legno, e per serrarla bisognava allungare il braccio attraverso l’inferriata, acchiappare la finestra e serrarla.

            E in tutte le case c’era sempre “la finestra di dietro”, che poi non sarebbe altro che la finestra o della cantina o della camera fredda, ecco, la camera dove non batteva il sole… la ‘camera di dietro’; o per lo meno così l’ha sempre chiamata mio nonno, e comunque era una camera esposta a nord, era la camera in bura [in bura, in inverno da nord scende il burian, un vento forte e freddo (dal latino borea = settentrione); in italiano lo stesso etimo ha dato buriana, per temporale forte di breve durata].

            Allora cosa capitò: mia nonna, che si era maritata e allora non era a casa sua, era andata a stare in casa, con suo marito, in una casa differente [sottointeso rispetto a quella in cui abitava con i genitori, quindi ancora a lei un po’ sconosciuta], in una casa nuova, diciamo così, loro erano mezzadri…

            Insomma, lei fece il giro a serrare le finestre, allungò il braccio per serrare la finestra… e cosa è capitato, cosa capitò: mio nonno, che era fuori, forse a governare gli animali, era in cortile, quando ha sentito sua moglie che faceva il giro per serrare la finestra, e ha visto il braccio che si allungava per acchiappare la finestra… le ha preso il braccio, la mano, e poi gliela teneva stretta, gliela teneva ben stretta… e mia nonna Rina, si prese paura e iniziò chiamare: <<O Dio, o Dio, o Dio!!… Federico, Federico, Federico! ! C’è la Palpastria, c’è la Palpastria, mi hanno acchiappato il braccio, vieni qui, vieni qui, vieni qui!!>>

            E mio nonno cominciò a ridere, a ridere. E quando mia nonna capì che le avevano fatto uno scherzo si è arrabbiata con suo marito e la cosa è andata a finire in ridere per tutti e due.

E così me lo hanno sempre raccontata.

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