10.3 – Destra Reno: i Ruini (Pannello 14)

L’annoso problema del Reno nel frattempo, come già sappiamo, era stato risolto con un accordo tra i governi di Bologna e di Ferrara, che aveva portato alla costruzione di due lunghi e larghi argini pressoché rettilinei che guidavano ormai le acque del fiume, raccolte, convogliate e apparentemente domate, da S. Agostino, passando sulla destra dell’abitato di Mirabello (che già andava delineandosi), al Po di Ferrara.

Da questo momento le proprietà tendono ad allinearsi lungo il fiume, dall’una e dall’altra parte, e rari divengono quelli che posseggono beni su entrambe le sponde; per lo più si tratta di proprietari che erano già tali prima della canalizzazione del Reno. Pur rimanendo Mirabello sulla sinistra del fiume, quasi interamente compreso nello spazio lasciato dallo sdoppiamento dell’argine, prenderemo in esame per prima una proprietà della sponda destra, quella dei Ruini (mappa 14.1): per la sua origine, per le sue strane vicende e per l’interesse che quelle terre assunsero in seguito, quando furono acquistate dal cardinale Pompeo Aldrovandi.

14.1 Mappa Mirabello Ruini (particolare)

Mappa 14.1 (particolare) – 1642 – Il Palazzo dei Ruini (evidenziato dal cerchio rosso). Si noti inoltre la confina (linea rossa) e il corso del Reno; in riva sinistra il Palazzo dei Prosperi e la chiesa di Mirabello, in destra la chiesa di Raveda e più oltre la chiesa e il castello del Poggio Lambertini (oggi Poggio Renatico) [Arch. Stato Bologna, Gabella Grossa, vol. 04, disegno A]

I Ruini non appartenevano all’antica nobiltà feudale, ma a quella nuova, che oggi potremmo chiamare borghese, della cultura e del denaro. Il celebre dottor Carlo Ruini, assieme alla fama, era certamente riuscito ad assicurarsi un notevole capitale che nel 1612 fu intelligentemente investito dal suo pronipote Lelio in un’unica, vasta e in gran parte fertile tenuta, sulla destra del Reno, tra i beni dei Sampieri e le terre che erano dei Malvezzi e degli Isolani e che saranno poi degli Aldrovandi. Da avveduto borghese il Ruini provvide ad assegnare le varie parcelle di terreno a famiglie di contadini che le facessero fruttare, ma anche a far costruire sul greto del fiume una fornace (mappa 14.2) e a restaurare per sé e per la propria famiglia un dignitoso ‘palazzo’ (schizzo 14.11). Piante, mappe e parcelle (rilevazioni 14.4-6), tracciate da esperti agrimensori, registrarono scrupolosamente tali assegnazioni, con insolita e quasi pedantesca precisione nell’indicazione dei particolari e delle misure.

 14.2 La fornace Ruini

Mappa 14.2 – 1665 – Il Reno e la fornace dei Ruini. Si noti anche la chiesa di Mirabello e due Osterie sulle rive opposte, dove la via ditta ferrarese raggiungeva il guado/traghetto di Mirabello [Arch. Stato Bologna, Assunteria confini e acque, vol. 09, n.89]

 14.5 - Proprietà Roncarati nera

Mappa 14.5 – 1653 – Un esempio di rilevazione: la proprietà Roncarati [Arch. Stato Bologna, Fondo Periti Agrimensori, vol. 108, pag. 269]

 14.11 Palazzo Ruini

Schizzo 14.11 – 1653 – Il Palazzo dei Ruini. L’attuale Palazzo Sessa/Aldrovandi ne riproduce le linee [Arch. Stato Bologna, Fondo Periti Agrimensori, vol. 108, pag. 271v]

Sembrava un’impresa ben avviata e destinata a sicuro successo economico, ma ai Ruini mancò la fortuna: i maschi successori morirono quasi tutti assai giovani e le dame non si mostrarono all’altezza della situazione.

Centonovanta tornature nei comuni di S. Agostino e di Galliera, appartenenti ai beni enfiteutici dell’Abbazia dei Santi Gervasio e Mauro del Castello di Bersello e già in assegnazione ai Muzzarelli, furono acquistati nel 1612 da monsignor Lelio Ruini. Vi si distinguevano, la Muzzarella di novantasette tornature che fu ereditata da Isabella Ruini Bonelli e la Boaria, che toccò per metà alla stessa Isabella, e per l’altra metà fu assegnata in usufrutto a sua madre la contessa Anna M. Mattei. Questa già vedova di Gian Paolo Pepoli e poi di Ottavio Ruini, si lasciò sedurre da Scipione Gonzaga, marchese di Bozzolo e principe di Sabbioneta, che sposò in terze nozze. Alla sua morte lasciò erede il figlio di terzo letto, Gian Francesco, dei beni che aveva ricevuto dal secondo marito solo a titolo vitalizio. Questi, decedendo giovanissimo, lasciò come proprio successore Gondoliero di Diechterstein, un tedesco, cui si era legato con vincoli sui quali forse è bene non indagare.

L’erede universale dei beni Ruini, Isabella Bonelli, sorellastra di Gian Francesco, in un primo tempo non si rese conto della violazione dei suoi diritti, poi intentò al Diechterstein una complessa causa, che finì col vincere, ma solo dopo aver speso in essa tempo e denari, mentre le sue terre, prive di un amministratore accorto, andavano sempre più in rovina. Un perito di Bologna inviato per un sopralluogo attesta che, visitando la riviera di Reno di Levante, trovò l’arginatura dei beni della Duchessa Bonelli, provenienti dalla casa Ruini, così maltenuta da minacciare rotta e massimamente nel sito più prospicente alla strada o sia carreggiata detta di Mirabello, e succedendo l’accennata rotta causerà la totale distruzione dei suddetti beni.

Ricorsa a prestiti, gravata da interessi che superavano le sue stesse rendite, incapace di ridurre le spese da lei ritenute necessarie per il decoro del casato, la duchessa fu sottratta alla umiliazione della più nera miseria soltanto dalla morte. Alla soluzione dell’interminabile controversia giuridica, divenuta quasi un affare di stato (e internazionale per di più) dietro le quinte aveva contribuito l’intervento e la diplomazia del cardinale Pompeo Aldrovandi, che di quei beni, con un’astuta manovra di prestiti largiti attraverso un prestanome, si era già assicurato la proprietà.

Significativa la distinta del conto delle spese ordinarie per il mantenimento della ‘famiglia’ della duchessa, che disponeva unicamente di un prestito annuo di scudi duemila, per di più gravati di interessi, quando ormai i beni non rendevano più nulla, e bisognava pagare i coloni e la rovina gravava sulla casa.

 

Teneva la duchessa al suo servizio:
un cappellano (Agostino Maccari) per annui             scudi       84
un servitore di camera                                                         “           84
tré servi in livrea                                                                   “          198
un coco , cuoco                                                                       “            72
un vignaiolo                                                                           “             72
quattro damigelle                                                                 “          240
una donna di servizio                                                          “             36
spese per tavola più pane e vino                                       “   180+36
foco, legna e carbone                                                           “             72
pigione di casa                                                                      “           163
ciuchi, livree servi, biancheria etc                                    “          300
lumi                                                                                         “             36
agenti di Bologna                                                                 “            60
per un totale di scudi                                                                     1635

 

 

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