10.4.4 – Aldrovandi: difficoltà e nuove iniziative; le risaie (Pannello 19)

Prima delle rotte, nell’attesa che i terreni si sollevassero, rendendo possibile la bonifica, gli Aldrovandi, come abbiamo visto, avevano puntato le loro maggiori speranze di profitto sulle iniziative che potremmo chiamare di carattere industriale e commerciale, dipendenti unicamente da quella fonte di energia motrice che sembrava garantita dalle acque del Reno. La rotta alla Bisaccia prima, quella degli Annegati (mappa 19.3) poi, negò inesorabilmente questa risorsa. Il quadro che si presentò al cardinale dopo la prima rotta dovette essere desolante; i terreni appena riscattati e messi a coltura e le piantagioni devastati dalla piena; il Palazzo, malamente protetto da arginelli e posto in luogo moderatamente alto, circondato e minacciato dalle acque (documenti 19.1); il molino ormai inattivo; la chiavica irrimediabilmente inutilizzabile. Ma l’uomo non era tipo da scoraggiarsi: tra le sue precedenti iniziative c’era quella delle risaie; la vista di tanta acqua gli suggerì di potenziarle al massimo, con nuovi lavori e maggiore impiego di mano d’opera (documenti 19.6). Quando le escrescenze si fossero esaurite e i terreni fossero tornati asciutti, le risaie avrebbero potuto essere alimentate con un canaletto (abusivo) che derivasse, dalla svolta del Reno alla rotta degli Annegati (mappa 19.4), l’acqua necessaria; poi i terreni sarebbero stati riportati con maggiore slancio alle colture più redditizie.

19.1 Aldrovandi 209 Tomo III fasc 24 (particolare)

Documento 19.1 – 1735 – Lettera del fattore del Cardinale Aldrovandi che riferisce dell’avvicinarsi delle acque del Reno a Palazzo (particolare) [Arch. Stato Bologna, Archivio Aldrovandi, vol. 209, Tomo III, fasc. 24]

19.3 Rotta Annegati (particolare)

Mappa 19.3 – 1738 – Mappa della Rotta degli Annegati (particolare) [Arch. Palazzo]

19.6 Progetto risaie (particolare)

Documento 19.6 – 1745 – Progetto delle risaie dell’Impresa Aldrovandi (particolare) [Arch. Stato Bologna, Archivio Aldrovandi, vol. 210, fasc. 16, pag. 16]

Nel 1752, però, il cardinale Pompeo, ottantaquattrenne, moriva; nel 1748 a ottantanove anni era morto il Conte Filippo, la tempra dei due fratelli aveva ben sostenuto la loro instancabile attività. Gli Aldrovandi possedevano ancora in vari paesi infinite risorse, ma la figura dell’erede, il conte Raniero, appare spenta nei confronti di quella dello zio, al cui nome unicamente resta legato il ricordo, positivo se pur criticabile, dell’Impresa Aldrovandi di Mirabello, moderno e brillante tentativo imprenditoriale, che può indurci a riflettere su molte situazioni del giorno d’oggi e, nonostante il mutare dei tempi, insegnarci ancora tante cose.

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