11 – Devozione popolare (Pannello 21)

Sfruttato dai ‘signori’, costretto a vivere in condizioni precarie e a lottare contro la fame, la malaria e le varie forme reumatiche, ad abitare in case cadenti (spesso si tratta di tuguri coperti di paglia), a lavorare duramente, più per assicurare le regalie ai padroni che per il proprio vantaggio, soggetto al continuo incubo anche delle più modeste escrescenze del Reno (molti hanno trovato rifugio solo nel suo greto) e degli allagamenti, il popolo cerca istintivamente conforto nella religiosità.

Si tratta di una religiosità spesso ancora primitiva, con qualche venatura di tradizioni paganeggianti, quale si conveniva a una gente sinceramente credente, ma pressoché priva di contatti col mondo circostante, che per la propria miseria e per la difficile viabilità, non si spostava quasi mai dalle povere terre, dalle quali traeva a stento il sostentamento per sé e per la numerosa famiglia; forse nemmeno per recarsi alla più vicina chiesa ad ascoltare la parola del suo parroco. La più spontanea (e, a rifletterci, la più commovente) forma di tale religiosità, si espresse a lungo in semplici croci, fatte di due rami a cui erano legate alcune foglie di ulivo. Ben presto però comparvero le fioriere, umile offerta di un tabernacolo di legno, dedicato alla Madonna, collocato su una pianta in mezzo ai campi a difesa contro tutti i mali che possono colpire un contadino e per propiziare buoni raccolti.

Abbiamo potuto fotografare una delle ultime documentazioni di quest’antica fede popolare pochi giorni prima, si può dire, che l’usura del tempo e l’incuria dell’uomo la facessero scomparire (l’olma nel Pannello 21). Per sincero sentimento personale o per calcolo, avvertendo il potere rassegnatorio di tale religiosità, i signori furono indotti a dar seguito a quest’usanza, ricorrendo però a manifestazioni più consone alla loro dignità e talora pretenziose, che rientravano, d’altra parte, nella tradizione del Cristianesimo, e posero all’ingresso delle loro possessioni o lungo le strade, anche queste di proprietà signorile, pilastrini, capitelli e chiesuole, punti di richiamo e di esaltazione della devozione popolare.

 21 Olma

L’Olma di Mirabello [foto E. Carletti]

La necessità della protezione divina era sentita anche, e forse ancor più, da quei contadini che riuscivano a migliorare la propria condizione, a farsi agricoltori, a possedere una casa, un fienile, una tenuta. Comincia allora la ricerca del santo protettore, considerato proprio, privato, anche se tratto da una tradizione locale, da ringraziare per i beni già ottenuti e da invocare in attesa di beni futuri, scelto con cura ed effigiato (in alternativa alle immagini della Madonna, che non per questo sono abbandonate), in cotto, in targhe o a tutto tondo.

Queste immagini sacre sono poste accanto agli ingressi degli edifici (generalmente targhe) o in apposite nicchie sulle porte, tra le finestre delle case o su un pilastro portante dei fienili (statuette). Ancor oggi a Mirabello qualcuno deve sentire con grande ardore questa fede, se ha sentito il bisogno di portare nella propria casa due di queste statuette (bene privato e patrimonio culturale pubblico) che si trovavano nel fienile della Colombarola (vedi foto), forse a protezione contro … i furti.

La devozione popolare come fenomeno spontaneo e talora come usanza tradizionale continua ancor oggi, con analoghe o identiche manifestazioni e le fabbriche di ceramiche sacre fanno ottimi affari. Ma la religione, con l’evolversi dei tempi, trova logicamente la sua espressione più ortodossa nella chiesa ufficiale, ossia, per i paesi, nella parrocchia.

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