Il primo restauro del Palazzo

Il Palazzo realizzato dagli architetti Angelini e Alfonso Torreggiani differiva da quello attuale per diversi aspetti:

– Il piano terreno era più alto, come abbiamo visto parlando dell’interrimento artificiale successivo alla rotta alla Bisacca (1731).

– La facciata prospicente l’aia era priva della scala esterna che oggi la contraddistingue (foto 1 e 2) e la rende simile a quella dell’antico Palazzo Ruini.

Foto 1: La facciata sud-est all’epoca della costruzione

Foto 2: La stessa oggi

Lo si deduce dal fatto che a) la porta alla sommità della scala è sovrastata da un arco cieco (visibile nella foto 2) della stessa dimensione del finestrone della loggia al primo piano sulla facciata nord-ovest (foto 3);

Foto 3: La facciata nord-ovest di Palazzo

b) una cornice identica a quella che chiude inferiormente il balcone della loggia sulla facciata nord-ovest compare sotto il pianerottolo della scala sulla facciata sud-est (foto 4 e 5);

Foto 4: Il balcone che chiude la loggia al primo piano sulla facciata nord-ovest

Foto 5: Resti della modanatura del balcone che chiudeva la loggia al primo piano sulla facciata sud-est

c) la ringhiera in ferro battuto di detto balcone (foto 4) è identica a quella del balconcino rococò (foto 6) sulla facciata sud-ovest.

Da b) e c) consegue che tale ringhiera chiudeva un tempo la loggia al primo piano sulla facciata sud-est (i tratti laterali della ringhiera sono stati aggiunti al momento dello spostamento).

Foto 6: Il balcone rococò verso la campagna

Il balconcino rococò non esisteva all’epoca della costruzione del Palazzo.

L’accesso allo scalone progettato dal Torreggiani è plausibile si trovasse dove oggi si trova la toilette del museo e occupasse quel vano e quello dell’attiguo locale caldaia. L’altezza originaria del piano terreno permetteva l’accesso all’androne anche alle carrozze, che potevano così entrare per scaricare i passeggeri di fronte allo scalone e poi uscire dalla porta opposta a quella da cui erano entrate.

– Alcuni (o forse tutti) locali del primo piano erano coperti da volte in gesso e arelle, come accade in molti palazzi della stessa epoca, ad esempio il Palazzo del Monte di Pietà di Cento di cui la foto 7 mostra la sezione. In altre parole i soffitti orizzontali formati da grandi travi di pioppo che oggi caratterizzano gli ambienti del primo piano allora non esistevano.

Foto 7: Sezione del Palazzo del Monte di Pietà (1782) a Cento

Lo si deduce dalle tracce di cornici affrescate che si leggono su alcune pareti del sottotetto in prossimità del pavimento (foto 8 e 9).

Foto 8: Tracce di cornice affrescata in un locale del sottotetto

Foto 9: Tracce di cornice affrescata in un locale del sottotetto

Sempre nel sottotetto è ben riconoscibile nell’intonaco della parete nord-ovest la traccia dei puntoni (foto 10) che sostenevano la falda del tetto prima delle costruzione della torretta dell’orologio, che è sostenuta dall’arco visibile nella foto. Si noti come la linea di separazione tra l’intonaco scuro e quello più chiaro riproduca esattamente la linea lungo cui si incassano falda e puntoni nella facciata sud-est (foto 11).

Foto 10: La parete e la falda nord-ovest nel sottotetto

Foto 11: La parete e la falda sud-est nel sottotetto

Quando furono realizzate queste trasformazioni? Le ricevute dell’orologio e della campana (esposte nel Pannello 17) permettono di datare la realizzazione della torre campanaria al più tardi al 1745-46. L’ipotesi sarebbe confermata da una scritta che una tradizione familiare dice sia incisa alla base della banderuola segnavento posta sulla sommità della torre; scritta che sarebbe stata letta in occasione di un restauro della torre in un tempo di cui non si è conservata memoria. Secondo tale tradizione la scritta reciterebbe:

ADEODATO MONTI
PUB. AGRIMENS.
FIGLIO DEU
MINIS.
DI SUA EM. ALD. C. P.
MGI 1746

[ADEODATO MONTI
PUBBLICO AGRIMENSORE
FIGLIO DI DIO cioè trovatello
MINISTRO DI SUA EMINENZA ALDROVANDI Cardinale Pompeo
MGI [?] 1746]

Purtroppo è impossibile accertare l’esistenza della scritta e del suo stesso contenuto, perché la banderuola è posta a più di otto metri dalla falda del tetto e non può essere raggiunta con una scala; si richiede  un costoso ponteggio. Solo quando un restauro imporrà di realizzarlo si potrà accertare la validità di quanto la tradizione afferma.

Negli stessi anni, come provano le ricevute, viene realizzato anche il  trasporto della mostra delle ore, cioè il quadrante orario che riportava l’ora dell’orologio nella sala del Palazzo. Potrebbero dunque essere stati effettuati anche altri lavori, come lo spostamento dello scalone. Ma non ne abbiamo prove.

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