Introduzione al Museo

Obiettivo

presentare ai ragazzi il Museo, le sue raccolte, il suo scopo offrendo spunti per successivi approfondimenti. La presentazione si concentra maggiormente sulla formazione del territorio, perché riteniamo sia propedeutica alle altre: ad esempio la coltura della canapa non sarebbe spiegabile senza i maceri e senza canapa non avremmo la tessitura e i lavori domestici ad essa correlati.

Presupposto

I ragazzi siano stati precedentemente preparati con la presentazione Introduzione al Museo.

Quando sono presenti due gruppi contemporaneamente, dopo la presentazione comune nell’ingresso, un gruppo inizia dalla Sezione Territorio, l’altro dalla Sezione Strumenti.

 

All’ingresso: presentare brevemente il Museo accennando alla sua struttura in quattro sezioni (Territorio, Uomo, Strumenti e Tradizioni (sul web)) e come esso sia alimentato dalla partecipazione.

 

Sezione: il Territorio

 

Carta del Territorio

Mostrare gli elementi salienti attorno a Mirabello: Ferrara, il Po grande,…

Pannello 1: il Reno

Il nostro territorio sembra così stabile, pare che da sempre sia stato così. E’ invece, in Italia, uno dei territori che ha maggiormente cambiato aspetto nel corso del tempo. Descrivere il corso del Po prima della rotta di Ficarolo, le paludi, il Reno, il rischio delle rotte di quest’ultimo. Nella Tav. 4 le paludi dopo la diversione del Reno del 1654.

Pannello 2: sistemazione del Reno

Il polder di Ferrara (Tav. 8): far notare la profondità dell’acqua nelle valli nel 1716.

Pannello 3: le rotte

Tav 5. Far notare l’entità dell’effetto delle rotte: note di un osservatore

Pannello 0A: carta geomorfologica

Paleoalvei. Notare l’Argine Castaneo, posto su antico paleolaveo di Panaro; il Po di Ferrara e il Panaro che lo percorre all’incontrario.

Pannello 6: le strade

Le strade erano poche e difficili. Mancavano i ponti. Si usavano i traghetti in prossimità dei quali sorgevano i villaggi o essi si ponevano presso i villaggi. Accadde così per Mirabello.

Tra Pannello 6 e 7: barca sospesa

L’insegna del traghettatore a Mirabello.

Pannello 7: la navigazione

Si poteva raggiungere Mirabello dal mare in barca: la Tav. 8 mostra il percorso da Ravenna a Mirabello sfruttando il Po e le paludi (valli).

Pannello 8: le torri

L’estensione delle paludi, la lungimiranza di Bologna nel disporre le torri (Tav. 2): progerre i trasporti fluviali verso il suo porto e garantirsi la sovranità su terre che si sarebbero potute bonificare.

Pannello 10: la carta del Chiesa

La Carta del Chiesa nel 1742 registra la situazione dopo le grandi rotte del Reno. Si osservi la superficie delle paludi, Il Reno abbandona l’alvo alla Rotta Annegati e allaga la zona di Raveda sino a Torre Verga. Poggio Renatico (Poggio Lambertini) è quasi un’isola. Torre di Galliera è circondata dalla palude. Si noti la linea della Confina e i termini. L’argine detto della Coronella. Il tracciato azzurro è il corso attuale del Reno.

Tornare a Carta Territorio all’ingresso

Far notare la differente pezzatura dei campi. I grandi appezzamenti corrispondono alle antiche paludi: il succedersi dei passaggi ereditari non ha ancora avuto tempo di frammentarli, come è accaduto invece nelle zone di più antica bonifica come Madonna Boschi o Vigarano. In queste i campi sono piccoli.

Tornare a Pannello 7: Paleoalvei

I primi insediamenti umani sono sui paleoalvei, perché il terreno è solido e ghiaioso mentre altrove è fangoso e poco resistente: Si osservi ad esempio Casumaro e Vigarano.

 

Sezione: l’Uomo

 

Pannello 11: i primi insediamenti

Le paludi (valli) erano zone pericolose in cui si rifugiavano i fuoriusciti, difficili a controllarsi per il potere cittadino. Per questo Comuni e Vescovi li infeudarono a gente decisa a rischiare per avere un titolo. Fu così che, ad esempio, nacquero i Lambertini ottennero il feudo del Dosso della Pontonara (poi Poggio dei Lambertini, oggi Poggio Renatico) Tav. 2.

La vita a quel tempo era dura, lo testimonia il disegno del Guercino e la relazione al n. 4. [temi da sviluppare in un secondo incontro]

 

[Solo se il tempo è sufficiente

Alla fine del 1600 la famiglia Aldrovandi organizza un’impresa organizzata ed efficiente a Mirabello. Per colmare le valli pensa di usare le torbide del Reno.

Pannello 16: l’impresa

Tav. 2, 3 e 5 la Chiavica per alimentare la bonifica e i mulini (vedi ruota al centro). Dopo tre anni, il cardinale Pompeo si rende conto che ne occorreranno 45 per completare la colmata. Chiede allora il permesso all’Assunteria alle acque di far esondare il Reno, ma gli viene rifiutato.

Pannello 17: la rotta del Reno 1731

Il Cardinale ordina allora al fattore di procedere fraudolosamente, …  Non riesce però a controllare l’evento e il Reno non torna più nell’alveo. Rimarrà disalveato per sino al 1782, ma il problema sarà risolto solo alla fine dell’800.

Pannello 25: fiumi e terremoti

La causa del movimento dei fiumi e dalla persistente insistenza del Reno a rompere in riva destra è l’Africa che scivola verso nord (tav. 2) . Si comprime così la pianura padana tra Appennino e Alpi (tav. 3) e il piede dell’Appennino si innalza sotto Finale Emilia e Porotto (tav. 7). Ciò spiega l’evoluzione degli alvei fluviali negli ultimi 2000 anni (tav. 6). Ma ciò determina anche i terremoti nella zona, l’ultimo dei quali ci ha colpito nel 2012. Il precedente fu nel 1570 (Pannello 11, tav. 4), seguito da uno sciame sismico di 4 anni. Danneggiò fortemente l’economia di Ferrara e fu una delle cause che portarono al collasso la dinastia Estense. ]

 

 

Sezione: gli Strumenti

 

La barca e il biroccio

La barca per secoli fu essenziale quanto e più del biroccio. La via d’acqua era l’unica praticabile per le comunicazioni e il trasporto di materaili voluminosi e pesanti.

La cucina del cardinale

Far notare ai ragazzi l’arco della porta murata alla destra della porta di entrata e chiedere loro cosa sia: proporre “E’ una porta per nani?”. Spiegare poi che è forse la conseguenza della colmata successiva alla rotta del Reno del 1731 (Rotta della Bisacca a Mirabello).
“Abbiamo cercato il pavimento originale e …[si entri nel locale] abbiamo trovato la cucina del cardinale Aldrovandi”.
Essa testimonia l’evoluzione dello strumento per cucinare: dal camino alla camera a fuoco. Quest’ultima comparve in Inghilterra all’inizio del ‘700. Il Cardinale, che la vide probabilmente in un suo viaggio alla fine degli anni ’20, la volle nel suo Palazzo a fianco del tradizionale camino.

La cucina economica

La camera a fuoco nell’’800 si trasformò da una struttura in mattoni in una struttura in ghisa: la cucina economica. Era così chiamata non perché costasse poco, ma perché faceva risparmiare legna, sia perché il fuoco era meglio diretto sul paiolo, sia perché la temperatura di combustione era più elevata.
Mostrare anche la ghiaccia.

Gli scariolanti

Sono gli scariolanti che hanno fatto questo paese: dal Xv secolo alla metà del XX, cioè per oltre 500 anni, alzarono argini, scavarono canali, colmarono paludi con le loro cariole. In molti anni in estate erano giornalmente attivi sino a 30.000 scariolanti.
Lo scariolante era tenuto a portare la sua vanga e la sua cariola. Doveva dunque portarla con se, trainandola dietro la bicicletta Veniva pagato alla fine della giornata solo se l’aveva conclusa. Per questo portava con se anche la ruota di scorta … della carriola.

La seminatrice meccanica

Nessun motore, solo forza animale ma … automatismi.

La scuola

Come si studiava una volta. Si noti la tavola pitagorica e la voglia di studiare del ragazzo nella foto.

 

Ricordare infine il sito internet, in particolare le Zirudele. L’indirizzo è riportato all’ingresso, sotto i due manifesti della mostra.

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