Pannello 0 – Introduzione

Sin dai tempi più remoti, il territorio compreso tra il Panaro e le valli della Sanmartina e del Poggio fu condizionato e trasformato dal disordinato divagare delle acque che scendevano dalle Alpi e dall’Appennino. Queste, sommergendo le terre durante le piene, lasciandole riemergere durante le magre, ne provocarono ora l’impaludamento, ora l’innalzamento, con il deposito di detriti e torbide. Per mancanza di testimonianze attendibili e verificabili, e anche perché di scarso interesse ai fini della nostra ricerca, non abbiamo ritenuto opportuno svolgere un’indagine sui tempi in cui da Aquileia a Ravenna, con un’ampia insenatura nel basso bolognese, si estendeva una vastissima landa valliva, coperta da acque salmastre. In epoca romana la regimazione dei fiumi ne bonificò ampie plaghe in cui fiorirono centri abitati.  La loro memoria è affidata più alla leggenda che alla storia e di essi rimangono poche tracce: le tombe latine citate su una tarda carta geografica, la villa romana di Cassana, la leggenda della città di Ansalaregina, di cui la foto grande riproduce la più famosa citazione.

Reminiscenze vaghe, ma che di per sé stesse testimoniano la presenza, nella zona in cui un millennio più tardi sorgerà Mirabello, di momenti di prosperità, resi possibili dal ridursi delle valli e delle paludi.

Con la caduta dell’Impero Romano e il conseguente venir meno di una gestione organica del territorio, le acque ripresero il sopravvento: rioccuparono le terre precedentemente bonificate, sospinsero i sempre più rari abitanti lontano da quel paese inospitale, distrussero le tracce dei precedenti insediamenti e costrinsero coloro che, per una qualsiasi ragione, non vollero o non poterono allontanarsi a vivere come primitivi: di caccia, di pesca e di brigantaggio. La carta secentesca, riprodotta in basso a sinistra, fornisce una ricostruzione del territorio del Ducato di Ferrara nell’antichità. Nella stessa carta, verso il centro, un poco a sinistra, è riportata anche la mitica città di Ansalaregina. In basso c’è l’immagine del territorio all’epoca della redazione della carta. Il confronto è interessante.

Con il passare del tempo, in località meglio favorite dalle condizioni naturali, la civiltà tornò ad affermarsi e sorsero nuovi centri di potere: la Chiesa (Legazioni di Bologna e Ravenna), l’Impero (Milano e Comacchio), i Ducati di Ferrara e di Modena, la Repubblica di Venezia che  cominciarono a contendersi il controllo dei corsi d’acqua, delle vie interne di navigazione, di quei poveri territori, di quelle valli pescose, di quanto potesse avere un valore economico (anche se a volte solo potenziale) o strategico. Il brigantaggio fu combattuto; si ritracciarono canali e strade; si disegnarono carte topografiche e si rilevarono le possessioni; i notai registrarono i diritti di proprietà e le successioni, le compravendite e i contrasti di confine. E’ su questi documenti che abbiamo condotto la nostra ricerca, risalendo fino agli anni più lontani per i quali è stato possibile trovare documenti.

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