Pannello 2 – Studi per la sistemazione del Reno
A quei tempi le condizioni di vita a Mirabello erano molto dure, non solo per le esigue risorse economiche e il clima umido, ma anche per la presenza di malaria, come attesta la lettera presentata al numero 1. Fu scritta nel 1733 dal fattore del Cardinale Aldrovandi, un personaggio di cui parleremo più avanti. Il fattore scrive: Tutto il paese è pieno di febbre, non v’è giorno che non vi sia qualche morto, o grande o piccolo. Ma se alla malaria non si sapeva allora porre rimedio, si pensava e voleva fare qualcosa per ridurre l’incubo delle rotte improvvise.
Per questo studi, sopraluoghi e proposte di soluzione si susseguirono, si accavallarono, si scontrarono per più di due secoli. Rendeva difficile l’individuazione di una soluzione adeguata non solo la scarsità dei mezzi, sia economici che tecnici, ma anche la mai sopita conflittualità tra Bologna e Ferrara, accentuata, per quasi un secolo, dall’interesse papale ad indebolire Ferrara.
Alla ricerca di una soluzione lavorarono alcuni tra i più grandi scienziati dell’epoca. Ne ricordiamo solo uno: Giovanni Domenico Cassini, che iniziò la sua attività come pubblico matematico della città di Bologna (oggi si direbbe ingegnere capo). Fu così bravo e divenne così famoso che nel 1669 fu chiamato da Luigi XIV (il grande Re Sole) a Parigi per dirigere l’Observatoire Royal, allora appena fondato e, grazie ai mezzi messigli a disposizione dal re, scoprì la divisione degli anelli di Saturno che tuttora porta il suo nome. Fu uno dei massimi astronomi europei, tanto che la NASA ha dato il suo nome alla prima sonda spaziale lanciata verso i pianeti giganti. Bene! 9 anni prima di andare a Parigi il grande Cassini era a Mirabello: è firmata da lui la carta al numero 3 in cui propone un’interessante variante alla così detta sesta proposta di diversione del Reno, che era allora anche nota come la proposta dei Sigg. Bolognesi: tra le tante proposte di soluzione al problema del Reno essa era l’unica che prevedeva di costruire una deviazione, un canale, che scaricasse il Reno in Po Grande, preservando così da ulteriori interrimenti l’alveo del Primaro. La deviazione doveva iniziare a Mirabello, in corrispondenza della botta (cioè dell’ansa) Ghisleri, presso la Casa Rossa, per raggiungere l’antico alveo interrito del Po di Ferrara e, attraverso questo e il Panaro, il Po Grande. In questo disegno il Cassini raffina la proposta, suggerendo una più efficace, ma più costosa, variante che raggiunge direttamente il Po Grande.
Il pannello presenta un piccolo, piccolissimo saggio delle carte rilevate sul campo, durante i sopralluoghi, o che illustrano le numerose, e a lungo dibattute, proposte di soluzione. Esse ci permettono, tra l’altro, di scoprire piccoli fatti, interessanti e poco noti.
Guardiamo ad esempio il profilo al numero 8. Fu redatto nel 1760 e mostra l’altimetria delle campagne bolognesi e ferraresi, da Bologna al mare: rivela come nelle grandi piene la quota del pelo libero delle valli giungesse a sommergere chiese e torri; mostra che il livello del Reno era, anche in magra, molto superiore a quello della Valle Sanmartina. Come questa a sua volta sovrastasse Ferrara e come questa città fosse, ed è tuttora, incassata in una valle tra due fiumi, un polesine, chiusa tra gli alti argini del Po di Ferrara e del Po Grande. Sembra proprio un polder olandese. A destra una nave individua il livello del mare, che è più alto del fondo del Po, ed è per questo che l’acqua salata si insinua nel delta.
Lasciamo a voi il piacere di scoprire altri, gustosi dettagli nelle carte esposte.