L’Adria

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Fig. 3 – Il sistema di placche della crosta terrestre

Il modello corrente della struttura della terra (tettonica a placche) ci dice che la crosta terrestre (litosfera) è frammentata in grandi placche (Fig. 3), in movimento relativo tra loro lungo fratture (faglie). Nelle dorsali oceaniche vi è emissione di magma ‘fresco’ e le placche si espandono (ad esempio al centro dell’Oceano Atlantico), mentre, in prossimità dei continenti, la placca oceanica si inflette (subduce) al di sotto di quella continentale. Il motore dello scorrimento delle placche è il calore del nocciolo della Terra che genera moti convettivi nelle rocce interne fluide (mantello). Queste, a loro volta, trascinano le placche.

Fig. 4 – Le placche africana, con il suo promontorio Adria, ed europea separate dalla faglia Gloria [da Venturini, C., 2010]

Il bacino del Mediterraneo è sede di complessi fenomeni tettonici. Se geograficamente Europa e Africa sono separate dal Mediterraneo, geologicamente sono invece a diretto contatto lungo la Faglia Gloria (Fig. 4). Questa inizia alle isole Azzorre, si dirige a est attraverso Gibilterra sino alla Sicilia, risale gli Appennini fino alle Alpi e ridiscende lungo le Alpi Dinariche sino alla Grecia, per poi passare in Turchia. Tocca dunque tutte le  montagne del Mediterraneo: l’Atlante in Africa, l’Appennino, le Alpi italiane e dinariche e il Pindo. Le montagne sono un indizio: qui avviene lo scontro tra le placche, che è responsabile dell’orogenesi.

Questa configurazione ebbe inizio nel Cretaceo (100 milioni di anni fa), quando il movimento dell’Africa chiuse la Tetide, un piccolo oceano con relativa placca, compresso tra Africa ed Europa. Eliminata la Tetide, circa 20 milioni di anni fa l’Europa e l’Africa vennero a contatto; si aprì  il Tirreno meridionale e iniziarono a sollevarsi le catene montuose, mentre l’Africa sprofondava sotto l’Europa (subduzione). Si è così costituita la situazione attuale.

Fig. 5 – Dettaglio dell’Adria: si noti la direzione della spinta e la subduzione che genera l’Appennino [da Venturini, C., 2010]

La microplacca adriatica (Adria) è il promontorio della placca africana che si incunea verso l’Europa (Fig. 4); è caratterizzata da un movimento rotatorio antiorario e urta a nord le Alpi Friulane e Venete, sotto le quali si inflette (subduce), sollevandole. Ciò provoca una compressione (Fig. 5), che genera violenti terremoti (Friuli 1976). Il bacino tirrenico è in espansione e presenta quindi  faglie normali (che cioè tendono ad allontanare le due estremità della frattura) e la loro apertura ha permesso la risalita del magma che ha dato vita ai complessi vulcanici laziali. L’espansione tirrenica spinge gli Appennini settentrionali verso nord-est e l’Adria reagisce andando in subduzione verso il Tirreno (sud-ovest), con un’inclinazione di circa 45°. Ciò produce un sollevamento dell’Appennino emiliano e genera i terremoti di quella zona.

Padania nel pliocene

Fig. 6 – La pianura Padana all’inizio del Pliocene (65 milioni di anni fa), il grande golfo verrà in segueito ricoperta dai sedimenti trasportati dai fiumi

Cinque milioni anni fa, nel Pliocene, la pianura Padana era un golfo di un caldo mare tropicale, chiuso tra gli Appennini e le Alpi (Fig. 6). Con il trascorrere dei millenni i fiumi che scendono dai versanti delle due catene hanno trasportato a valle i sedimenti prodotti dall’erosione e trasformato il golfo in una pianura. Ancora oggi il delta del Po si accresce ogni anno di 60 ettari, sottratti al mare. Anche la pressione della placca africana è tutt’ora attiva e i due estremi dell’arco alpino-appenninico si avvicinano di circa 1 cm all’anno.

Scarpata

Fig. 7 – Il piede della scarpata appenninica sepolta sotto i sedimenti che formano la pianura

La subduzione dell’Adria non avviene esattamente al piede dell’Appennino, come lo vediamo noi, ma al piede della scarpata (Fig. 7) che è sepolta sotto la pianura, in corrispondenza di una o più faglie cieche (cioè sepolte). Recentemente si è pensato che l’analisi del corso dei fiumi avrebbe permesso di individuare la loro posizione.

Continua

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Bibliografia

Venturini, C., 2010 – Si forma, si deforma, si modella. Come il territorio si modifica attraverso il tempo geologico. Comunità Montana Carnica – Geoworld Ed., 192 pp., Arti grafiche friulane, Udine.

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