Pannello 3 – Le rotte del Reno

Il Reno era estremamente indocile e il materiale disponibile in loco per arginarlo era scarso e inadeguato. L’Assunteria ai Confini et Acque, l’autorità preposta alla loro gestione, non dispose mai di fondi sufficienti per rinforzare in modo definitivo le numerose bòtte, cioè quelle anse del fiume in cui l’impeto della corrente batte contro l’arginatura: i primi punti a cedere in caso di piene. Il loro cedimento provocava rotte disastrose, che  vanificavano, in poche ore, anni di sforzi  per mettere a coltura appezzamenti faticosamente sottratti alle acque. Dalla canalizzazione del Reno nel Po di Ferrara nel 1526 fino al 1750, e anche oltre, la storia del territorio di  Mirabello è la storia delle rotte del fiume.

Carta 6 - Estratto dal rilievo napoleonico del Reno

Presentiamo alcune mappe e profili, tra i molti disponibili, che mostrano quanto ai quei tempi fosse grande l’interesse per la sistemazione del Reno. La mappa napoleonica (carta 6) che mostra l’alveo ormai abbandonato del fiume tra Sant’Agostino e Mirabello, ci aiuta a individuare con precisione i luoghi delle tre grandi rotte che cambiarono la storia del nostro territorio: Bisacca, Annegati e Panfilia. Non dimentichiamo che il territorio come oggi lo  vediamo e le tranquille condizioni di vita che esso ci consente, non sono dati da sempre, ma sono il frutto del plurisecolare lavoro di uomini e donne, che con intelligenza e tenacia, seppur con errori e lentezze, contrasti e ripensamenti,  hanno trasformato radicalmente l’aspetto e le condizioni  di questa terra.

La carta 3 è curiosa. Essa mostra quanto grande fosse l’interesse suscitato dal problema posto dal disalveamento del Reno, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche nell’opinione pubblica. E’ destinata alla grande diffusione e pur se di semplicissima fattura è orgogliosamente firmata dal suo autore. E’ certamente posteriore alla rotta Bisacca (dato che essa vi appare citata), ma  ripropone un fantasioso progetto, avanzato nel 1725 dal Corradi, matematico del Duca di Modena, in un congresso a Faenza. Il progetto fu subito ritirato dallo stesso autore, perché platealmente errato, ma dieci anni dopo circolava  ancora tra il pubblico.

Carta del 1734 che ripropone il progetto del Corradi

Nel 1750 il Reno ruppe alla Bòtta Panfilia, a monte di Sant’Agostino. Gli effetti furono ancora più gravi che nelle rotte precedenti. Le note di un osservatore, riportate al numero 5, ci permettono di farcene un’idea:

“… c’inoltrammo dunque alla visita della terra di Sant’Agostino distante più di un miglio dalla rotta Panfilia. Quivi il parroco di questa popolazione ci dimostrò, con evidenti contrassegni, che il campanile della chiesa parrocchiale era già sepolto sotterra per l’altezza di ventidue piedi [circa 7 metri]; lo stesso dicasi della chiesa. Delle case più antiche non si vede altro, che il tetto.  E il portico di casa Boselli, destinato ad  introdurvi carri di fieno ed altre masserizie, non è più accessibile e tutto sotterra si sta nascosto. Somigliante effetto di alzamento straordinario di terreno si è fatto in tutto il susseguente tratto di territorio alla sinistra sino al Poggio Lambertini, e più oltre. Al castello medesimo Lambertini, quantunque situato sia in sito più preminente, non pertanto vi sono penetrate le inondazioni e le grandi colmate, le quali hanno riempite le sue fosse e le cantine.
A questa vista si proruppe da tutti noi in un concorde e verissimo sentimento: ed a che fine, si disse, e con qual pro si differivano ancora le arginature, le quali impedissero quel dannosissimo spandimento? Si voleva forse differirle fino a quando le colmate si alzassero alla sommità de’ campanili, e delle torri? Con qual legge di equità  o di pubblico vantaggio si possono condannare tante terre a far colmate, e nulla più? Diciamo adunque che oramai è giunto il tempo di prescrivere le arginature. ….

Le grandi rotte del XVIII secolo avvennero tutte in luoghi già noti per la loro pericolosità, dato che  altre rotte vi erano occorse in passato. I contemporanei  erano consci di questo fatto: ne troveremo più avanti (al pannello 18) la prova  in una lettera del Cardinale Aldrovandi. La rotta Panfilia non fece eccezione: già nel 1716 il Reno aveva rotto in modo disastroso nello stesso luogo. E due anni prima, nel 1714, era fuoriuscito un poco più a monte: alla bòtta Cremona. Le due rotte sono ben documentate nella seconda parte del pannello, alla vostra destra.

La Rotta alla Botta Panfilia allontanò definitivamente il Reno dalla zona di Mirabello e da allora le acque del fiume si scaricarono direttamente nella valle del Poggio, che si espanse notevolmente come vedremo meglio più avanti.

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