Pannello 7 – La navigazione

Quando le alluvioni coprivano o rendevano fangose e impraticabili le poche strade carreggiabili,  l’unica via per le comunicazioni e il trasporto di materiali voluminosi e pesanti era la via d’acqua. Ma i fondali erano infidi e, per evitare che  le imbarcazioni rimanessero arenate,  dovevano essere  realizzate con minimo pescaggio.

Per lunghi secoli l’arteria principale per il trasporto di merci da e per Bologna, che nel Medioevo era uno dei maggiori porti fluviali d’Italia, fu il Canale Navile (o Naviglio), che permetteva il transito anche a grossi burchi.  Era, ed è, alimentato dalle acque del Canale di Reno del quale è, di fatto,  la continuazione a nord della città. Il canale  deve il nome e le sue acque al fiume Reno, da cui si origina alla Chiusa di Casalecchio di Reno, rappresentata in una bella stampa al n. 1. La chiusa fu costruita in epoca alto-medievale ed è un’imponente opera d’ingegneria idraulica: ha una larghezza di oltre 250 metri e, col canale e gli scolmatori, si sviluppa per oltre 2 km, interamente in muratura.  Alcuni  datano la sua costruzione a prima dell’anno 1000, altri al 1191. In ogni caso, a quell’epoca, era una delle maggiori chiuse d’Europa.

Carta 2 - Il percorso per acqua da Bologna a Ferrara all'inizio del '600.

Da Bologna il Navile portava a Malalbergo, da dove, fino all’inizio del ‘600, si raggiungeva il Po di Primaro alla Torre della Fossa, attraversando le valli di Marrara e Sanmartina (come mostra la carta 2). Dopo l’interrimento della Sanmartina, iniziato con la deviazione del  Reno nel 1604, non fu più possibile raggiungere Ferrara direttamente, ma solo con giri tortuosi come mostra la carta 3. Confrontando quest’ultima, realizzata nella seconda metà del ‘600, con la precedente, realizzata all’inizione del ‘600, si nota come, con il passare del tempo, le vie d’acqua mutassero il loro percorso.

La navigazione non era però continua: a Malalbergo il Navile presentava una caduta che i burchi non potevano superare. La così detta navigazione superiore terminava a monte di questa e le merci  venivano trasbordate attraverso una stretta lingua di terra su altre imbarcazioni (operazione detta traghetto). La stampa 6 mostra una visione a volo d’uccello del porto di Malalbergo e del traghetto. Per tramite di un canale più basso si raggiungevano le valli, e per queste e vari cavi (navigazione inferiore) nel ‘700 i burchi raggiungevano il Po di Primaro presso Marrara. Da qui potevano discenderlo verso il mare e Ravenna, o risalirlo verso Ferrara. La stampa 7 mostra la conca di navigazione che nel 1775 fu realizzata a Malalbergo, in corrispondenza del traghetto,  al fine di evitarlo,  rendendo così continua la navigazione da Bologna al Po.

Stampa 6 - Il porto di Malalbergo (1775)

Una rete di canali minori e di scoli si irradiava dalle valli e permetteva di raggiungere, con piccole imbarcazioni, le diverse proprietà. Era così possibile, come mostra la carta 8, andare da Ravenna sino a Mirabello. Essa è tratta da una lettera del cardinale Aldrovandi, in cui progettava di utilizzare i suoi mulini per produrre chiodi  con ferro dell’Elba, portato a Mirabello circumnavigando l’Italia, sino a Ravenna, e risalendo poi il Po e le valli sino al cantone di Riolo, il piccolo porto sul Riolo,  a poche centinaia di metri dal suo Palazzo a Mirabello. Il Cardinale l’utilizzava per portarsi da Bologna a Palazzo in barca. Materiali e mobili per la costruzione e l’arredo del Palazzo di Mirabello (ne parleremo al pannello 17) giunsero da Bologna per la stessa strada. In senso inverso, viaggiarono i mattoni destinati al grandioso palazzo che il Cardinale stava contemporaneamente erigendosi a Bologna; venivano prodotti nella sua fornace di Mirabello.

Carta 8 - La via d'acqua da Ravenna a Mirabello (1746)

Il cantone di Riolo e il Palazzo Adeovandi (particolare da un disegno del 1744)

La gestione dei canali e delle vie minori era affidata agli utenti stessi, che spesso, col passar del tempo, ritenevano di esserne gli esclusivi assegnatari. È ciò che accadde ai Paroni (barcaioli, dal veneto paron) di Casa Aldrovandi che tentarono di escludere quelli di Casa Lambertini, dalla canaletta, il piccolo porto al cantone di Riolo. Per impedir loro di accedervi, asseriscono i Paroni di Casa Lambertini in un verbale istruttorio (riprodotto al numero 11), i Paroni Aldrovandi affondarono delle barche cariche di sassi nel Riolo. Quelli di casa Aldrovandi controbattono che: “mai nessuno ha  tentato di ostacolare i Lambertini, che  sì … qualche  volta son giunti sino alla canaletta, ma mai per scaricare”.  Non sappiamo quale sia stata la sentenza.

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