Pannello 14 – Destra Reno: i Ruini

La prima grande proprietà che si formò nel territorio di Mirabello, sulla sponda destra del Reno, fu quella dei Ruini. Essa si estendeva dal Reno allo Scorsuro, su terre ancora in parte basse e paludose, ma facilmente bonificabili e vantaggiosamente sfruttabili.  Nel 1612 monsignor Lelio Ruini acquistò terreni appartenenti ai beni enfiteutici dell’Abbazia dei Santi Gervasio e Mauro del Castello di Bersello, già in assegnazione ai conti Muzzarelli; tra questi era compresa la possessione Muzzarella di novantasette tornature (20 ettari); esiste tutt’ora con lo stesso nome.

Era un’impresa ben avviata e destinata a sicuro successo economico, ma ai Ruini mancò la fortuna: i successori maschi morirono quasi tutti giovani e le dame non si mostrarono all’altezza della situazione.  La contessa Anna Maria Mattei, già vedova di Gian Paolo Pepoli, e poi di Ottavio Ruini, si lasciò sedurre da Scipione Gonzaga, Marchese di Bozzolo e Duca di Sabbioneta, che sposò in terze nozze.  Lasciò erede dei beni ricevuti dal secondo marito il figlio  di terzo letto, Gian Francesco, nonostante che avesse ricevuto tali beni solo a titolo di vitalizio e che erede designata fosse la figlia di secondo letto: la duchessa Isabella Ruini Bonelli. Gian Francesco mori giovanissimo, nominando come erede il suo compagno, l’avventuriero tedesco Gondoliero di Diechterstein.

Per recuperare i beni che le spettavano, Isabella intentò una complessa e lunghissima causa.  Alla fine la vinse, ma solo dopo aver speso in essa molti anni e moltissimo denaro. Nel frattempo le sue terre, prive di una amministrazione avveduta, andarono in rovina: un perito di Bologna, inviato per un sopralluogo sulla riva destra di Reno trovò l’arginatura dei beni della Duchessa così mal tenuta da minacciare rotta, massimamente nel sito più prospiciente alla strada o sia carreggiata detta di Mirabello, e succedendo l’accennata rotta causerà la totale distruzione dei suddetti beni.

Ricorsa a prestiti, gravata da interessi che superavano le sue stesse rendite, incapace di ridurre le spese ritenute necessarie per il decoro del casato, la Duchessa fu sottratta alla umiliazione della miseria soltanto dalla morte.

Alla soluzione della interminabile controversia giuridica, divenuta quasi un affare di stato (e internazionale per di più), dietro le quinte aveva contribuito l’intervento e la diplomazia del futuro cardinale Pompeo Aldrovandi, che di quei beni, con un’astuta manovra di prestiti  elargiti attraverso prestanomi, si era già assicurato la proprietà.  Ma su questo argomento torneremo in seguito.

Carta 1 - Carta delle valli di Poggio e Marrara (1642)

Osserviamo ora i documenti del pannello: al numero 1 troviamo una carta del 1642 delle valli di Poggio e Marrara. In essa compare il Palazzo Ruini, che abbiamo evidenziato con un cerchio rosso.  Poco più a nord notate l’Oratorio di San Bartolomeo di Mirabello e il Palazzo dei Prosperi.

Per risolvere il contenzioso tra la duchessa Anna Maria Mattei, sua figlia Isabella e Gondoliero di Diechterstein vennero, a più riprese, effettuate rilevazioni e valutazioni delle loro proprietà, probabilmente su richiesta del tribunale. I rilievi delle singole possessioni sono precisi e dettagliati: vengono riassunti in tavole d’insieme e descritti in relazioni. Negli archivi sono rimasti gli appunti rilevati sul campo e le minute delle relazioni, conservate nelle pagine dei registri dei rilevatori; mentre invece sono andate perse le copie finali, che ne furono indubitabilmente tratte. Ciò nonostante queste carte sono molto preziose, perchè ci permettono di gettare uno sguardo sullo stato dell’Impresa Ruini e, quindi, su una larga parte del territorio di Mirabello. Di ogni possessione è riportato il nome del lavoratore o del bracente (bracciante) che la coltivava: è interessante osservare che molti cognomi sono ancor oggi presenti a Mirabello. I documenti da 5 a 8 costituiscono un ampio stralcio del rilievo effettuato nel 1653 delle possessioni di Raveda e Mirabello.

Documento 10: Una ricevuta della Duchessa Isabella

Per rendersi conto di come la duchessa Isabella creasse da se stessa le difficoltà economiche in cui si dibatteva, si osservi al numero 9 la distinta del conto delle sue spese ordinarie per il mantenimento della famiglia. Si tenga presente che essa disponeva unicamente di un prestito annuo di duemila scudi, gravati di interessi, quando ormai i suoi beni non rendevano più nulla ed era in debito anche con i suoi coloni. Viveva pertanto a credito. al numero 10 vediamo una delle tante note di debito che la  duchessa Isabella regolarmente firmava per permettersi il decoro della famiglia. In questo caso si tratta di un legato pio: per i prossimi quattro anni il 15 agosto il cardinal Gasparo di Carpegna verserà a nome della Duchessa 30 lire di Bologna in opere di bene. Non sappiamo se dietro il prestatore ufficiale si nascondesse monsignor Pompeo Aldrovandi, o se egli acquistò questo (e molti altri) crediti della duchessa Isabella. Ma che egli abbia seguito l’una o l’altra strada è comprovato dal fatto che questa ricevuta è conservata nell’archivio personale dell’Aldrovandi. Così facendo, alla morte della Duchessa, si ritrovò proprietario delle sue terre di Mirabello.

Documento 11 - Disegno del Palazzo Ruini (1653)

Consideriamo ora il documento numero 11, che si trova sul pannello alla vostra destra. I Ruini avevano costruito un Palazzo, che compare in molte carte: l’abbiamo visto nella mappa 1 di questo pannello e lo ritroviamo, denotato da un punto rosso, nella mappa 13 in basso a sinistra. Sorgeva dove oggi si trova la cascina Molino, tra Mirabello e S. Carlo, ma oggi non esiste più.  Negli anni ‘70, sotto il prato della corte del Molino si rinvennero grossi muri, che ancora oggi si possono riconoscere per un diverso colore dell’erba.  Eccezion fatta per quei poveri resti, del prestigioso Palazzo Ruini rimangono solo due disegni, riprodotti in alto, al centro del pannello. Furono rilevati il 5 e 6 Giugno 1653, dall’agrimensore G. Toschi di Bologna. Grazie ad essi è stato possibile ricostruire la pianta (B) e la vista frontale (A) del Palazzo). Quando,  come vedremo nel Pannello 17,  il cardinale Aldrovandi trasformerà la Casina dei Ruini (di cui ora parleremo) nel suo Palazzo di Mirabello (l’edificio che ospita questa mostra), si ispirerà proprio al Palazzo dei Ruini.

Documento 13 (particolare) - Pianta et sito del Impresa delli illustrissimi Signori Ruini (20 agosto 1659)

Occupiamoci dunque della Casina dei Ruini che riveste un interesse particolare per questa mostra,  perché diventerà l’edificio in cui ora vi trovate, anzi è l’edificio in cui vi trovate. Al numero 12 è riprodotto, con due diversi ingrandimenti,  un particolare estratto dalla mappa 13 in corrispondenza del punto verde. Abbiamo già anticipato che il cardinale Aldrovandi trasformperà la Casina nel suo Palazzo di Mirabello, ma la mappa ci suggerisce che probabilmente la sua non fu un’idea originale: è molto probabile che i Ruini avessero già pensato di farne il loro Palazzo Nuovo. Solo così si spiegherebbe perché il rilevatore della mappa 13 vi abbia inserito la pianta della Casina (ed è l’unica mappa che compare!): sarebbe stato per lui molto più logico riportare quella del Palazzo Ruini. A favore di questa ipotesi depone sia il fatto che la Casina fosse in costruzione al momento del rilievo (come riferisce l’appunto in alto a destra), sia che, come mostra l’ingrandimento in alto a destra, essa fosse collegata alla via Bassa, che correva sotto l’argine di Reno, da una provana (un viale di pioppi), proprio come il vecchio Palazzo Ruini (osservate il disegno  in alto al centro). I lunghi filari di pioppi, che caratterizzavano il paesaggio di Mirabello fino all’ultimo ventennio del secolo scorso perpetuavano, dunque, una tradizione molto antica.

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