Zirudela dal cuntadin

Lung a la strea
a va un cuntadin;
a tac a na corda
al ga un ninazin.

Addria da lu, pian pianin,
ariva na cioza coi so pipiin,
addrìa da ca, a ghe un bel cagnon
svultea partera al sta bon bon.

Ad bandad al poz, a ghe un putin
c’lé dria zughear con di bucin.
In un canton a ghe na stala
in du è dria a magnear na bela cavala.

Ma porca miseria, sa fal cal gal?
le tutt tirea cl’un pear un cranval.
In ca la rizdora che a pear cl’à nin voia
invez le intenta a fear la spoia.

In un canton addrìa na scrana
a ghe un gat che al magna la pana.
Questa l’è la vita dal cuntadin:
lavurear, pear tirear al caratin!

[Lungo la strada
va un contadino,
attaccato a una corda
c’ha un maialino.

Dietro di lui, pian pianino,
arriva una chiocchia coi sui pulcini.
Dietro la casa c’è un bel cagnone,
sdraiato per terra sta buono buono.

Vicino al pozzo, c’è un bimbo,
che sta giocando con le palline.
Da una parte c’è una stalla
dove sta mangiando una bella cavalla.

Ma porca miseria! Cosa fa quel gallo?
E’ tutto tirato che sembra un carnevale
In casa la massaia, che sembra svogliata,
è invece intenta a far la sfoglia.

In un angolo, dietro a una sedia,
c’è un gatto che mangia la panna.
Questa è la vita del contadino:
lavorare, per tirare a campare!]

Scritta e letta da Bruna Guizzardi.

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