Dagli Aldrovandi ai Sessa

L’edificio sede del Museo della civiltà contadina – Rodolfo e Luigi Sessa è noto anche come Palazzo Aldrovandi in quanto la sua struttura attuale è dovuta alle iniziative edificatorie del cardinale Pompeo Aldovrandi che, dal 1723 al 1752 (anno della sua morte), ne fu il proprietario, e che volle che la preesistente struttura, una barchessa, fosse trasformata in un palazzo residenziale degno di un Cardinale.
La proprietà del Palazzo e della tenuta che lo circonda  è passata, dopo la morte del Cardinale, per una serie di mani diverse con diverse finalità.
Ne tracciamo per sommi capi la storia.

Erede del cardinale Pompeo, deceduto nel 1752, fu il nipote Raniero il quale, a sua volta, lasciò erede il figlio Giovanni Francesco. Giovanni Francesco morì nel 1788, lasciando erede il figlio maggiore Carlo Filippo. Carlo Filippo, gran specialista nel dilapidare le sostanze di famiglia, fu costretto a vendere, per debiti, nel 1803, la grande proprietà comprendete le tenute agricole di Mirabello (ove sorge il Palazzo), Raveda e San Venanzo. L’entità dei debiti contratti dal rampollo degli Aldrovandi si evince dall’atto di vendita della proprietà, nel quale sono minuziosamente elencati i creditori e i rispettivi crediti.

Acquirente della proprietà fu il cittadino bolognese (siamo in epoca napoleonica, ancora improntata dalla terminologia della Rivoluzione francese) Petronio Rovatti, il quale intervenne nell’atto come prestanome, in quanto il vero acquirente era un’altra persona non nominata; ma un successivo atto notarile, rivela  che l’acquirente fu il cittadino Giuseppe Zucchini di Bologna.

Il cittadino Zucchini era evidentemente un ottimo uomo d’affari: infatti, avendo acquistato le proprietà di Mirabello, Raveda e San Venanzo per Lire Bolognesi 970.000, nel 1804 vendette le sole tenute di Mirabello e Raveda, per Lire Bolognesi 922.000, al conte Francesco Milzetti di Faenza, residente a Bologna.

Il conte Milzetti, poco accorto gestore dei suoi beni, nel 1808 si trovò coinvolto, in qualità di fideiussore, nel fallimento con bancarotta fraudolenta di tale Ercole Gaspari esattore delle imposte per conto del sopravvenuto Regno d’Italia (napoleonico). Il buco del Gaspari era di tale entità che il Tesoro del Regno d’Italia pignorò tutte le proprietà immobiliari del conte Milzetti, quindi anche le tenute di Mirabello e Raveda.

Anche a quei tempi le vicende fiscali/giudiziarie si protraevano per tempi lunghissimi; la stessa sorte toccò alla vicenda che ci interessa.
Intanto la Storia avanza: nel 1814 finisce il Regno (napoleonico) d’Italia e creditore del povero conte Milzetti diventò il Governo Provvisorio Austriaco.

Per chiudere la vicenda, nel 1815 intervenne la moglie del conte, la Signora Giacinta Marchetti che, col suo patrimonio dotale, saldò il debito del marito nei confronti del Governo Austriaco e fece tornare nelle mani della famiglia la proprietà di Mirabello e Raveda.

Nel 1815, in attuazione delle decisioni del Congresso di Vienna, il territorio bolognese, romagnolo e ferrarese tornò allo Stato Pontificio, come ai tempi del cardinale Aldovrandi. Nel 1818 la famiglia Milzetti – Marchetti decise di vendere la tenuta di Mirabello, compreso il Palazzo, al sig. Felice Levi di Bologna.

Il sig. Levi non era interessato alla proprietà fondiaria e nel 1820 cedette la Tenuta di Mrabello alla Ditta Ignazio Morardet di Milano.

I Morardet erano una famiglia di tessitori e banchieri e, dopo aver acquistato la proprietà, si accorsero di numerosi pesi e ipoteche gravanti sulla tenuta,  risalenti a tutti i proprietari che si erano succeduti, dagli Aldrovandi, agli Zucchini e ai Milzetti, i quali, malgrado la loro buona volontà, non erano riusciti ad annullare nel tempo gli effetti nefasti dei vincoli. Seguì una lunga serie di anni, con azioni legali, transazioni e accordi: solo nel 1830 i Morardet poterono entrare nel pieno godimento della loro proprietà.

Nel 1835 i fratelli Pietro e Valentino Morardet diventarono i proprietari diretti della Tenuta, rilevandola dalla Ditta intestata al loro padre Ignazio.
Nel 1841 muorì Pietro, lasciando erede il fratello Valentino.
Nel 1851 muorì Valentino e lasciò eredi i numerosi figli, tra cui Michele, sposato con Teresa Soresi.
Tra il 1851 e il 1869, con numerosi passaggi di proprietà, l’intera Tenuta diviene di esclusiva pertinenza di Teresa Soresi, vedova di Michele Morardet (morto nel 1868) e della figlia Emilia, in seguito sposata Ferraris.

Nel 1878 le signore Teresa Soresi ed Camilla Morardet vendettero la Tenuta di Mirabello ai fratelli Francesco, Giuseppe e Rodolfo Sessa, figli di Carlo Sessa.
La divisione dell’eredità di Carlo Sessa, morto nel 1881, comportò l’assegnazione della intera Tenuta di Mirabello a Rodolfo Sessa.

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