Pannello 25 – Fiumi e terremoti

Pannello 25a - Il terremoto vs 2

Il 20 maggio 2012 Mirabello fu colpito da una violenta scossa sismica, la prima di un lungo sciame durato molti mesi (2700 scosse circa). I danni furono enormi: la chiesa abbattuta, il municipio e più di 140 case crollate o gravemente compromesse. Anche il Palazzo, sede del Museo, divenne inagibile.

Questo grave evento tellurico non è però un fatto isolato, ma gli studi condotti hanno mostrato che esso è solo la più recente manifestazione di una forza profonda che da millenni plasma  il nostro territorio e che da sola rende ragione di molte delle vicende che l’hanno interessato negli ultimi due millenni (vedi Pannelli 1 e 3). Desideriamo presentare, in estrema sintesi, i risultati di questi studi.

Video e film

Fig. 1 – La placca africana e il suo promontorio Adria [da Venturini, C., 2010]

A partire dal Cretaceo (100 milioni di anni fa) il lento spostamento della placca africana verso nord, incontrando la resistenza della placca europea, deformò progressivamente il fondo del mare primordiale (la Tetide), che allora separava i due continenti, dando origine a due catene montuose: le Alpi e gli Appennini (Fig. 2).  Si formò così un grande golfo, che, nel corso dei millenni venne riempito dai sedimenti trasportati dai fiumi che scendevano dalle due catene, sino a formare la pianura alluvionale che oggi conosciamo. Nel loro progredire nella pianura, che si andava formando, i fiumi serpeggiavano tra argini naturali che oggi individuiamo come micro-rilievi nel territorio mostrati nel Pannello 0A.
I potenti sedimenti (sino a 8 chilometri di spessore) che formarono la pianura alluvionale nascosero il piede della scarpata appenninica, così che esso oggi non è più visibile. Le prime colline del bolognese sono infatti la prima parte della scarpata che è non sommersa  dai sedimenti alluvionali, non il piede della stessa; il piede è sepolto sotto la pianura molto più a nord.

Fig. 2 – Dettaglio dell’Adria: si noti la direzione della spinta e la subduzione che genera l’Appennino [da Venturini, C., 2010]

La spinta dell’Africa verso nord-est è tuttora in corso, tanto che la larghezza della pianura lungo la direttrice Bologna-Udine si accorcia di 1 cm all’anno.

Conseguentemente il sollevamento dell’Appennino, che è tutt’ora attivo e contrastato solo dall’erosione, avviene in modo discontinuo: quando l’energia accumulata nella compressione delle masse rocciose provoca uno scorrimento improvviso delle stesse lungo piani  di rottura (faglie), si verifica un terremoto (sisma). Il sollevamento e i sismi si manifestano più frequentemente e chiaramente nella parte emersa dell’Appennino (montagna e collina), ma potrebbero verificarsi anche nella parte che è sepolta sotto la pianura.

Nel 1999 alcuni geologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  [Buriato et al., 2003] si resero conto che un innalzamento, anche minimo, di una zona della pianura, a seguito di un sollevamento della scarpata sommersa, avrebbe indotto una modifica del corso dei fiumi, che tendono naturalmente a seguire la linea di massima pendenza.  Ritennero quindi che lo studio delle evoluzioni  degli alvei fluviali nel tempo avrebbe permesso di individuare la posizione della scarpata sepolta  e quindi  le zone potenzialmente sismogenetiche. Scoprirono così che un’unica causa poteva spiegare il gomito improvviso del Po verso nord a Guastalla, l’allontanamento progressivo dell’alveo del Secchia da quello del Panaro, la tendenza secolare del Reno a spostare il suo corso verso est, la formazione del Po Grande e l’estinzione del Po di Ferrara (vedi Pannello 1 3). Quest’unica causa è il sollevarsi di tre archi (dossi) sepolti sotto la pianura, le cui creste corrono da Mirandola a Ferrara. L’ipotesi, suffragata da successivi riscontri geologici-geofisici, portò nel 2004 a una modifica della carta sismica d’Italia e alla ri-classificazione del rischio sismico del nostro territorio, che passò da minimo (il valore più basso) a moderato.

La localizzazione degli epicentri dei sismi dello sciame del 2012  e i rilievi  interferometrici effettuati subito dopo il sisma principale del 20 maggio hanno confermato appieno l’ipotesi di Buriato et al. (2003).

In conclusione: il terremoto del 2012 ci ha fatto scoprire che la tormentata storia dei fiumi del nostro territorio, descritta nei Pannello 1 3, non è opera del caso, ma è guidata da una forza sistematica: l’Africa scivola verso nord-est alla velocità di 1 cm all’anno.

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Bibliografia

Buriato P. et al., An inventory of river anomalies in the Po Plain, Northern Italy: evidence for active blind thrust faulting, Annals of Geophisics, 46,  5, 865-882, 2003.

Buriato P. et al., Is blind faulting truly invisible? Tectonic-controlled drainage evolution in the epicentral area of the May 2012, Emilia-Romagna earthquake sequence (northern Italy), Annals of Geophisics, 55, 4, 525-531, 2012

Venturini, C., 2010 – Si forma, si deforma, si modella. Come il territorio si modifica attraverso il tempo geologico. Comunità Montana Carnica – Geoworld Ed., 192 pp., Arti grafiche friulane, Udine.

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